lunedì 29 novembre 2010

A Rhett

La lama affondava decisa  tranciando la superficie fino a arrivare in fondo per spezzare  anche l’ultima resistente struttura. Quella sera era tutto deciso, l’ora, il luogo, la vittima predestinata. Sentiva sempre una certa euforia  quando  si preparava a consumare un delitto.  La sera prima aveva dormito pochissimo, i suoi pensieri la riportavano sempre  all’idea di quel momento fatale. Nemmeno i ricordi delle volte precedenti e di quelle che ne erano state le conseguenze,  con i troppi sensi di  colpa, potevano fermarla. Era risoluta  e quando prendeva  provvedimenti di tale importanza non indietreggiava mai.  Si preparava sempre con metodo e cura, non voleva lasciare niente al caso, operava con una precisione chirurgica e chiunque si fosse trovato nel raggio delle sue azioni non poteva scampare.  Quel giorno, tanto agognato arrivò quasi quando ormai stava perdendo le speranze e l’entusiasmo.  L’organizzazione era perfetta e  sapeva con certezza che il suo complice, stavolta,  non si sarebbe tirato indietro.  Cercava di stare calma, di non perdere il controllo, nonostante non volesse dare l’idea di quanto  fosse smaniosa  respirava affannosamente.  Nella sua testa ripassava tutta la scena, particolare per particolare. Si guardava allo specchio, si sistemava i capelli e  il trucco, niente doveva dare l’idea di un atteggiamento non comune.  A pranzo mangiò pochissimo perché non riusciva a gustare niente,  cercò di leggere ma ovviamente la sua mente  vagava, provò  anche a guardare la televisione ma anche questo fu inutile.  Osservava continuamente il telefonino, temeva che qualche incidente di percorso potesse fermare il suo piano.  I minuti passavano con una lentezza  insopportabile , quel momento sembrava non arrivare mai e tutti  i suoi progetti per ingannare la mente nell’attesa, compresa  la meditazione, si erano rivelati fallimentari. All’improvviso  suonò il campanello, non chiese nemmeno chi fosse, sapeva che il  suo connivente con    la vittima stava  salendo le scale. Il cuore le batteva all’impazzata, aprì la porta e rimase seduta ad  aspettare. L’uomo entrò e mostro ai suoi occhi il corpo del reato,   nessuno  aveva il coraggio di dire anche una sola parola, infine adagiò con cura quella massa sul tavolo, prese il coltello e tagliò il millefoglie. 
Posta un commento