martedì 30 novembre 2010

Mary Lou Blues


Mi presento, sono    Mary Lou, sono nata nella miseria, vissuta nella miseria e  nella miseria morirò. Ho avuto molti uomini, io sapevo  far bene l’amore, riuscivo  a sedurli con uno sguardo e a stregarli a letto, mi piaceva essere implorata per poi abbandonarli. Non sono mai stata capace di vivere una relazione esclusiva per più di  due mesi , poi esclusiva…Dio ma come si faceva a resistermi?
E io non sapevo  resistere alle lusinghe.
La mia infanzia l’ho vissuta nel fango   di una periferia dell’ est, mio padre mi diceva che ero la sua principessa e picchiava mia madre, lui era un duro, lui  beveva,  lui allungava le sue mani. A quindici anni scappai  di casa con il solo vestito che avevo addosso  e la mia bellezza.
Nessuno fa niente per nessuno e, questo anche se lo sapevo, continuai ad impararlo sulle mie  spalle, le mie braccia, i miei seni e la mia vagina.
Ho sgobbato  nei locali più squallidi, ho lavorato per signori ricchi che mi trattavano come una pezzente davanti alle loro mogli ma  poi  la notte facevano gli agnellini  nel mio letto, ho servito ciambelle a camionisti lardosi dalle mani unte, poi  decisi  di mettere a frutto le mie esperienze, mi stavo abituando ad avere spesso le  mani addosso e avevo deciso di sfruttarle a mio vantaggio. 
Conobbi un uomo molto più grande di me, suonava la chitarra e il suo sorriso era come un cancello  aperto verso il paradiso,  decisi che sarebbe stato mio. Mi fece capire che io il blues l’avevo dentro e cominciai ad esibirmi nei locali con lui. Eravamo una coppia formidabile.  Con lui la mia voce volava di stato in stato, i nostri blues erano i lamenti d'amore che toccavano  i nervi e le anime perse di chi sognava un mondo  migliore bevendo whiskey di pessime marche. Eravamo portatori di magie e disperazioni, gli uomini cadevano ai miei piedi e le donne ai suoi, a lui le sottane piacevano molto, non credo che ci sia un uomo  capace di fedeltà.
Se ne andò con una donna di St Louis , una che aveva un grosso diamante sull’anello, una che aveva il cuore come una pietra in mezzo al mare… una puttana.
Mi sentivo persa e forse non mi sono mai ritrovata.
Vagavo sempre in cerca di un ingaggio: uno sguardo,  un pezzo di coscia e la mia voce roca furono la chiave  dei mie successi.
Fu allora che decisi che non mi sarei più innamorata e così fu.
Ma la notte  mi assaliva l’angoscia, non riuscivo a stare da sola  e non avevo certo problemi a trovarmi compagnia. Ho portato a letto uomini colti, uomini rozzi, stranieri, artisti e tanti mariti “fedeli” come cagnolini che scodinzolavano ad ogni mio schiocco di dita. Ricevevo molti regali   e sperperavo i soldi in vestiti, gioielli   e bourbon.
Avrei potuto sposarmi, che so avere dei figli, essere una brava donna che cantava in chiesa piuttosto che nei clubs, ma non potevo farlo, sono nata   sotto  una luce indaco. Non so cosa mi sia successo ad un certo punto, colpa dell’alcol o del sesso ma  la voce cominciò  tradirmi , non riuscivo più  a comandarla, il mio viso  era diventato come una vecchia mappa e le mie carni non erano più sode. Piano piano tutti gli amanti svanirono  come i mie soldi e la mia giovinezza, mi sono ritrovata  come sono adesso: sola e vecchia.
Pensare che un tempo avrei potuto avere tutto, gli uomini mi veneravano, potevo prendermene  uno ricco e tenerlo buono  “finché morti non ci separi”.
Ma piacevo troppo e ero  orgogliosa  della mia bellezza che forse è stata solo una maledizione.
Che strano, pensavo che le mie grazie mi avrebbero resa libera e felice,  ora invece con questo corpo  sto scivolando sempre più all’inferno.
Mi credevo  furba e eterna,se solo avessi avuto un freno, e che io  dovevo essere amata.   Sentire le parole e l’eccitazione di un uomo per me erano come il pane per chi ha fame, non riuscivo a farne a meno e adesso  mi faccio solo schifo quando mi guardo allo specchio, ma poi cos’è l’amore se non il sopportarsi, e come  potevo  sopportare di legarmi ad un unico uomo se  alla terza volta già non provavo più brividi?
Mi sarei dovuta sforzare o imparare ad ingannare, ma non sono mai stata capace, sarà  per questo che adesso lucido l’argenteria di ricche  signore e pulisco i loro cessi,  per poter  sopravvivere, io che avevo  talento, io che ero così tanto, bella. 
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