venerdì 10 dicembre 2010

Quando l'affetto è finito

La mia esistenza  era un inferno con lui, non riuscivo a tenere in ordine niente, rovinava sempre tutto.  Si presentava sempre  in quel modo poco elegante e poi non capivo mai quello che voleva. Pensare che all’inizio mi faceva tenerezza con i suoi occhietti che mi comunicavano il suo  tremendo bisogno di  affetto, mi veniva spesso accanto accontentandosi di poco, pensavo fosse perfetto. Poi, piano piano, i suoi modi  divennero  più bruschi, pretendeva sempre di più , era diventato incontenibile, la sua presenza troppo ingombrante e lui non voleva sentire ragioni.  Lo portai persino  da un  medico,  e per trascinalo li,  so io quanto penai. Il dottore gli prescrisse  una cura  che lui, ovviamente,  si rifiutò  di seguire, mi disse anche   che certi maschi sono così e che, per  quanto si sia evoluta  la medicina in questi ultimi anni,  con certe caratteristiche, ancora, ci si faceva ben poco. Mi   suggerì  inoltre  di abbandonarlo ma, inizialmente, non me la sentii.  Ormai era tanto tempo che stavamo insieme.  All’inizio mi piacque   per quel suo aspetto nordico  un po’ selvaggio  che si contrapponeva al colorito roseo della sua pelle, i suoi  occhi azzurri e la sua peluria chiarissima ma  vigorosa.  La sua partecipazione  era sempre  mite, non mi faceva mai scenate quando non potevamo stare insieme,  a quel tempo,  molti provavano  simpatia per lui, anche se,  a volte,  ho avuto il sentore  che, dietro i complimenti che riceveva, si celasse un fine poco chiaro.  Talvolta ho osservato  alcune   amiche che lo guardavano con un aria  estremamente vogliosa  e questo mi faceva un piacere pazzesco perché  era  mio e non volevo condividerlo con nessuno.  Dopo qualche mese da  quell’idillio le cose non furono  più le stesse, lui divenne  sempre più famelico e io non ero  più in grado di soddisfare i suoi istinti animali, mi saltava sul  letto quando volevo riposare e non voleva sentire  ragioni, faceva quegli strani versi che, se ci ripenso ancora oggi, rabbrividisco. La sua apparenza candida sparì e lasciò il posto a quella che era la sua vera natura che,  inconsciamente, avevo voluto ignorare.
Presa dalla disperazione cercai di escogitare dei piani per allontanarlo da me, ma ormai era diventato  intrattabile e non sapevo come fare per potarlo fuori casa. Pensai a diversi metodi per farla finita, ma non volevo che rimanessero tracce.  Mi rivolsi allora ad un professionista che mi procurò una Cash Special calibro 25R, aspettai che si fosse addormentato   e lo freddai mirando al  punto craniale eseguendo una  collisione perfetta.  Lo feci dissanguare raccogliendo  tutti i suoi fluidi per non sporcare niente  e mi misi a letto soddisfatta, finalmente avevo  fatto fuori quel porco.   Il giorno  dopo mi sentivo un automa, cominciai a sezionarlo in tante parti, ero priva di qualsiasi senso di colpa e mi organizzai per gustarlo in vari modi, perché del maiale non si butta via niente. 
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