martedì 21 giugno 2011

Baby look at me (Gene)


Quando uscivo da  scuola pregavo sempre che l’autobus non fosse in ritardo e di non trovare traffico. Non potevo arrivare a casa tardi e perdermi l’inizio si “Saranno Famosi”. L’emozione iniziava intorno alle 14:00, a quel punto la mia generazione veniva redarguita dalla signorina Grant che ci diceva che i sogni ambiziosi si pagavano col sudore (al giorno d’oggi, grazie alle prestazioni sessuali  molte persone non solo trovano il successo nelle televisioni e nel cinema, ma questo particolare tipo di sudore fa spalancare anche le porte dei poteri della politica .. sono felice di appartenere ad un altro periodo seppur sembra distante di ere geologiche).
 I protagonisti della serie tv tratta da Fame di Alan Parker erano tutti ragazzi ricchi di talento e dai visi belli e normali come purtroppo non si vedono più nei programmi televisivi. Io, come la maggior parte delle ragazze della mia età, ero innamorata di Leroy Johnson. I suoi lineamenti ricordavano quelli degli antichi egizi, aveva un fisico da ballerino estremamente armonioso, un sedere da urlo e un sorriso che ti arrivava dritto al cuore. L’attore che lo interpretava si chiamava Gene Anthony Ray, un ragazzo di Harlem con uno strepitoso talento naturale per la danza. Leroy come Danny, Dorothy, Bruno o Coco li percepivamo quasi come fossero nostri compagni di scuola con cui condividere sogni, sorrisi e pianti. Per me fu quindi naturale, una sera d’estate, riconoscere per strada Gene Anthony Ray e passare una serata con lui. Eravamo nel 2000 e stavo passeggiando in centro con una mia amica quando un ragazzo americano ci fermò per chiederci se c’erano ancora posti aperti dove poter andare a bere, ci  voltammo per rispondere quando ci accorgemmo che con quel ragazzone dall’aria da scout c’era uno dei nostri eroi dell’adolescenza. Leroy era visibilmente sciupato, aveva una pancia piuttosto prominente, non era molto curato, ma il viso, la sua pettinatura erano quelle che conoscevamo da tantissimi anni. Alloggiava in ostello, in pratica faceva  una vita da barbone. Era un giovane uomo che aveva percorso la strada della sua vita come se si trovasse sulle montagne russe e noi lo incontrammo nella sua ultima discesa. Cominciammo a parlare come fosse la cosa più naturale del mondo, il ragazzo che era con lui sembrava volesse prendersene cura, Gene ormai era borderline, ma nonostante questo ci raccontò dei suoi progetti per il futuro e dei suoi amori passati. Rammentammo insieme gli episodi e i personaggi di Saranno Famosi come se anche noi avessimo realmente frequentato quella scuola d’arte, accennammo delle canzoni e dei passi di danza, poi lui  si fermò, ricordo benissimo che eravamo in Piazza Del Carmine, ci disse che era il suo 38° compleanno e che gli mancava la sua famiglia, ci stringemmo tutti e quattro in un abbraccio. Passammo un paio d’ore insieme e poi riportammo i ragazzi all’ostello. Nei giorni successivi tornammo a cercarlo, ma non riuscimmo più a trovarlo. Si susseguirono notizie circa i suoi avvistamenti  in varie parti d’Italia e venimmo a sapere di un paio di sue comparsate  in tv.  
Morì non molto tempo dopo.

Non scorderò mai i giorni magici della mia adolescenza quando facevo le corse per ritrovarmi con i ragazzi di Saranno Famosi, non potrò mai dimenticare il sorriso di Gene Anthony Ray, che nonostante la sua devastata esistenza, era rimasto un cancello aperto sul cuore

Fame I’m gonna live forever, baby remember my name, remember remember remember…

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