Mi piacerebbe resettarmi, fare una bella formattazione dei miei dati essenziali per poi tornare di nuovo vergine e fiduciosa. Stamani mi sono svegliata e ho trovato casa allagata, mi è parsa la perfetta metafora della mia vita, mi sono messa a piangere aggiungendo altra acqua alle mie falle. Per quello che riguarda il mio lavoro i geniali dirigenti dell'ufficio ci prospettano un aumento delle competenze corredato da una diminuzione del nostro stipendio con conseguente arricchimento del loro (dato che sono stati tanto bravi nell’avviare l’ennesimo inutile progettino). Questa è l’amministrazione pubblica e il fatto che mi prendano i soldi come lavoratrice da una parte e come contribuente dall’altra mi fa girare doppiamente i coglioni. Il tetto di casa mia era stato aggiustata mesi fa, ma a quanto pare non molto bene, avrei voglia di scappare, vendere tutto e andare non so dove. Ci sono persone che riescono a cambiare vita lasciando un buon lavoro sicuro per inseguire i propri sogni. Io non riesco neanche a prenderli in considerazione i miei sogni, perché? Ho dato un sacco di colpe in giro, alla società, al fatto che ho dei doveri familiari, che sono stata educata in un certo modo e altre stronzate, la verità è che sono una vigliacca, una con zero fiducia in se stessa, una persona che piuttosto di affrontare un sonoro rifiuto nega l’evidenza delle cose e tira a campare. L’acqua doveva arrivare, l’ho sognata per tante notti, insieme al fango e il fango non ha travolto me ma altri paesi, altre persone. Perché non ho dato retta alle mie sensazioni? E’ ovvio che in questa stagione piova è ovvio che una terra devastata non possa sopportare l’acqua. Le varie amministrazioni non hanno alcun interesse nell’investire in prevenzione, ma poi quando avvengono le tragedie son tutti li a parlare di quello che si poteva fare per evitare le disgrazie e fanno poi a gara a scaricarsi le colpe. Io sono amministratrice di me stessa e ho il dovere di crearmi una vita dignitosa, sono fortunata, ho la salute e, per quanto banale possa sembrare questa mia affermazione, in base a questo ho il potenziale giusto per decidere di rendermi felice oppure continuare a prendermi per il culo. Le persone che mi hanno venduto casa sono disgraziati come me che non si sono minimamente preoccupate di dirmi dei problemi che avrei potuto incontrare, sono loro così tanto diversi dai miei dirigenti e dai nostri politici? Mi sto accorgendo che in questo periodo ho sprecato tanta energia per ribadire le mie convinzioni riguardo alla politica, oggi devo arrendermi riconoscendo che l’unica mia certezza in questo campo è che siamo tutti sfruttati e non è neanche colpa dei rappresentanti del nostro paese, loro sono li e sono a loro volta sfruttati da qualcuno più potente di loro e il fatto che i nostri governanti siano dei perfetti idioti significa che, per i burattinai, l’Italia conta meno del due di picche a briscola. Cosa posso fare io? Io non sono certo l’eroina che cambierà il mondo, faccio già una fatica cane a fare cose banali come infilare la trapunta nel copri piumino, non riesco ad amministrare casa mia, sono schiava del mutuo per i prossimi 22 anni, probabilmente sarò costretta a lavorare per sempre (se non mi licenzieranno prima) e sarò costretta a tirare ancora di più la cinghia per riparare definitivamente casa mia. Riconosco la mia impotenza, riconosco la mia condizione e, per quanto la detesti, devo vederla per quella che è. Al momento vago nel buio, ma posso documentarmi su progetti di vita alternativi, politiche sociali che privilegino il rispetto per l’ambiente e un sacco di cose che ritengo ganzissime e che forse non sono così lontane dalle cose che sogno, perché io, nonostante tutto, sogno e oltre sognare spero e voglio continuare incoscientemente a farlo. Posso lasciarmi andare, incanalare informazioni, scambiare notizie e conoscere persone cercando di contare "almeno" fino a 10 prima di emettere qualsiasi giudizio (ho smesso di fumare ma mi faccio fuori diversi pacchetti di giudizi senza filtri al giorno). Posso contare sulla mia creatività, su quella che sono e, per quanto io sia spesso in conflitto con me stessa, posso riconoscere la mia contorta unicità e affidarmi alla mia fantasia. Certo con quella il tetto della casa non lo riparo, il mondo non lo cambio e neanche i dirigenti del mio ufficio, ma posso cambiare io e scusate, non sono poco.
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