lunedì 6 agosto 2012

Senz'Atomica 67 anni dopo Hiroshima





6 Agosto 1945  Massimo Mellica ricorda oggi, 67 anni dopo lo sgancio della prima bomba atomica su una popolazione inerme, la sua visita al Memorial Museum di Hiroshima e l’orrenda catastrofe che costò la vita a centinaia di migliaia di persone al momento dello scoppio e negli anni successivi. Nelle sue parole l’invito a considerare la tragedia atomica giapponese come storia nostra poiché prima di essere italiani, giapponesi, americani, tedeschi, russi, brasiliani siamo Uomini e Donne e come tali non possiamo non ritenere che Hiroshima sia parte della nostra Storia, parte del nostro patrimonio culturale e sociale. Bertrand Russell e Albert Einstein nel loro Manifesto di denuncia riguardo alla minaccia delle armi nucleari dichiarano di parlare “come esseri umani,  membri della specie umana”. Lo scorso anno ho preso parte come guida alla mostra organizzata dalla Soka Gakkai Senz'Atomica campagna per generare consapevolezza sulla minaccia delle armi nucleari, aver preso parte a questa iniziativa mi ha insegnato che il pericolo della distruzione tramite le armi nucleari non appartiene al passato, è ancora oggi drammaticamente presente. Al momento sul nostro pianeta sono presenti 23.000 armi atomiche, l'orologio dell'apocalisse nel gennaio di quest’anno marcava solo 5 minuti alla mezzanotte, l’ora della fine della vita nel nostro mondo. Più volte siamo arrivati ad un pelo dalla ora x, in alcune occasioni a causa delle sfide fra alcuni stati che ricorrevano all’accaparramento di armi e che minacciavano di farsi guerra con queste (celebre il raccapricciante scambio di battute fra Kennedy che diceva di avere un buon numero di testate nucleari puntate verso l’URSS e la risposta di Kruscev che diceva che a loro ne sarebbe bastata solo una).  Ci sono stati episodi in cui una semplice distrazione, come l’aver dimenticato un dischetto di dimostrazione di un ipotetico conflitto inserito in una macchina, è stata quasi fatale per l’umanità. Tutt’ora stiamo vivendo il paradosso di una sicurezza basata sulle armi atomiche e il paradosso di un mondo costretto ancora alla fame quando basterebbe una minima percentuale dei soldi destinati alla difesa per debellare ogni problema di povertà e le sue conseguenze (malnutrizione, malattie, mancanza di scolarizzazione ecc).  E’ ovvio, quasi banale dirlo, ma dove non si sono problemi dovuti alla mancanza dei bisogni primari non c’è alcun bisogno di ricorrere alle armi. Senz’Atomica c’invita a lavorare con un grande numero di persone e organizzazioni allo scopo di promuovere una  solidarietà popolare globale volta non solo all’eliminazione completa e definitiva delle armi nucleari. Il richiamo alla solidarietà popolare è lo stesso di cui parlavano Russell e Einstein, lo stesso di cui parla Mellica nel suo ricordi di oggi ed era il manifesto della vita di Vittorio Arrigoni che  concludeva ogni suo articolo dalla Palestina scrivendo “restiamo umani”. L’umanità, il considerarsi tutti al pari inquilini di questo pianeta è l’unica salvezza dall’oscurità che ha generato i mostri atomici. E’ doveroso per la vita cambiare la mentalità che ha creato l’illusione della sicurezza attraverso le armi e la distruzione degli altri come propria salvezza, restando umani si può fare.  



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