domenica 23 settembre 2012

“Yo vengo a ofrecer mi corazon” Omaggio a Mercedes Sosa



Il mondo della musica è pieno di cantanti inutili: quelli che non sono per niente dotati ma che insistono lo stesso, i ginnasti della voce attuatori di performance senza sbavature e senza emozioni e i clonatori seriali imitatori dei cantanti più in voga del momento. Raramente troviamo, attraverso i grandi mezzi di comunicazione, cantanti con doti vocali e personalità fuori dal comune, purtroppo il mercato impone un basso livello e il pubblico è sempre meno avvezzo all’ascolto di grandi voci. D’altra parte molti giovani si avvicinano al canto trovando in questa arte un modo come un altro per realizzare i loro sogni di fama e non perché sentano dal profondo del cuore, e dentro la loro pancia,  di avere davvero qualcosa da dire.


Mercedes Sosa affermava: “La mia missione è quella di cantare scegliendo la migliore qualità di musica e la migliore poesia, sono sempre stata molto libera e ho detto quello che pensavo senza consultare nessuno. Credo che le rivoluzioni si facciano con la coscienza di molte persone e non con le armi di pochi”.
La Negra (questo era il soprannome con cui Mercedes Sosa era conosciuta) è stata una delle voci della madre terra, ha offerto il suo cuore cantando contro le dittature,  per la pace e per diritti civili. Si definiva una cantora popular, chi ha avuto la fortuna di assistere a uno o più dei suoi concerti riesce a comprendere meglio questa sua autodefinizione,  la sua generosità era commovente,  sia che si esibisse in un piccolo teatrino nel Casentino o nei più grandi teatri del mondo.
Nata  il 9 Luglio del 1935 a San Miguel de Tucuman nel nord ovest dell’Argentina, come Victor Jara anche lei si avvicinò giovanissima al mondo della musica entrando a far parte di quella corrente, che contemporaneamente si stava muovendo anche in Cile, di rinnovazione della canzone popolare. Il suo repertorio fu fin da subito incentrato sulla musica cantautorale,  fra gli altri rese omaggio ad Athaulpa Yapanqui e a Violeta Parra facendosi ambasciatrice nel  mondo del meraviglioso messaggio contenuto in Gracias a la vida.  A causa della dittatura, che soffocò negli anni 70 e 80 buona parte dell’America Latina, fu arrestata dopo un suo concerto a Mar De Plata e costretta all’esilio in Europa. In quel periodo dedicò buona parte del suo repertorio a canzoni che inneggiavano alla pace, alla libertà e alla speranza di democrazia per il suo paese.  Cantò la poesia di Julio Numhauser, anch’egli esiliato, Todo cambia capolavoro di umanità e la preghiera di pace di Leon Gieco Solo le pido a Dios. Anni dopo interpretò la struggente Vuelvo al sur di Fernando Solanas su musica di Astor Piazzolla,  appassionato tango che parla del ritorno in Argentina alla fine della dittatura. Il suo rimpatrio alla fine del regime militare fu trionfale, il pubblico l’aveva eletta come simbolo di resistenza e di speranza.
Ebbe numerosi riconoscimenti per i valori etici di cui si faceva voce e per la sua profonda umanità. Il mondo intero alla sua morte,  avvenuta il 4 ottobre 2009,  pianse la scomparsa de La voz de Latinoamérica. In Argentina il governo adottò un decreto in cui si sottolineava lo spirito di solidarietà, l’impegno sociale e artistico e la difesa dei diritti umani da parte dell’artista, lo stesso decreto dichiarò inoltre tre giorni di lutto nazionale.

Conobbi la voce di Mercedes Sosa in Argentina nel 1997, sapevo chi fosse ma non avevo mai ascoltato interamente un suo disco, ricordo il primo che comprai, fu Canciones con fundamento un nastrino che tenni in macchina per molti anni. Durante il mio soggiorno a Buenos Aires mi regalarono 30 anos, da quel disco in poi volli conoscere tutto il repertorio di quella che divenne la mia cantante preferita.
Ci sono poche voci al mondo che hanno la capacità di commuovermi profondamente, Mercedes Sosa mi abbraccia con l’amore della madre e la grandezza del cuore di chi illuminato ha una vita immensa. L’ho ascoltata dal vivo due volte nella mia Toscana, non ho mai pianto così tanto ad un concerto. Mi arrivava e ancora mi arriva dentro come per dirmi che c’è qualcosa in più oltre la mia ordinaria quotidianità, oltre le mia piccola vita.



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