martedì 16 ottobre 2012

Parliamo di Grecia: intervista a Enzo Terzi


La rete abbatte le frontiere, è una finestra sul mondo che ci fa conoscere realtà lontane e ci fa avere notizie che altrimenti non avremmo potuto sapere dai media generalisti. E' uno straordinario mezzo di comunicazione che oggi mi ha regalato la possibilità di parlare con un mio concittadino, Enzo Terzi, che dal 2008 vive ad Atene.
Enzo Terzi ha una formazione di tipo umanistico con particolare riferimento al teatro e alla storia, si occupa di libri dall'ideazione fino al prodotto finito, inoltre è un uomo abile nell'arte di saper conversare con leggerezza e ironia, tutto questo fa di lui una persona sicuramente interessante da approfondire. Potete trovare informazioni che lo riguardano sul suo sito: www.etpbooks.com e sul suo blog: www.blogperappunti.it
dove fa spesso riferimento anche alla situazione della Grecia.

Enzo com'è la situazione in Grecia? Qua non se ne parla molto e fino a poco tempo fa leggevo di dati allarmanti soprattutto riguardo le condizioni dei bambini. Com'è la situazione adesso? Come state?

Stiamo con un futuro ipotizzabile per circa una settimana. Oramai ogni momento è buono per far saltare il precario (dis)equilibrio sociale, soprattutto, nel quale si vive. Nota bene un conto è la realtà di Atene e di Salonicco e Patrasso, altra storia è la vita, nei piccoli centri montani ed isolani, dove ancora la piccola comunità fa da cuscinetto. In città siamo alle soglie della guerra civile. Si attendono per fine mese nuove "manovre" che andranno nella solita direzione. I bambini iniziano ad avere problemi e ciò lo si avverte specie dai rilevamenti nelle scuole pubbliche. In numero sempre maggiore arrivano senza aver mangiato adeguatamente a casa ed anche se la percentuale apparentemente è bassa (2-3% di disagiati), in una società cosiddetta civile è intollerabile. Stanno provvedendo a ciò con le collette di chi può ed i carrelli della spesa (tipo raccolta alimentare) che ormai da tre anni sono presenti in ogni supermercato. Chi può se ne va dal paese. Chi non può cerca di potere. In generale questa "crisi" ha colpito ovviamente dove il terreno era più fecondo. Gravi sono le scollature interne alla società di questo paese che è di fatto una confederazione di piccole comunità, etnie e grandi famiglie di rifugiati, in specie provenienti dalla Turchia. Non vi è coesione e le risposte molto spesso sono quelle di gente abituata ad avere sia un padrone che ad essere aiutata. E' venuto al pettine il nodo della storia moderna di questo paese la cui indipendenza è stata inventata e voluta dall'Europa. La stessa Europa che oggi ha facilmente smontato quanto forzatamente costruito. L'orgoglio greco (che pure avrebbe ragione di essere) ahimè si manifesta più in quei 400.000 neonazisti che hanno conquistato il 6% in Parlamento e non nella gente comune la cui dignità è purtroppo molto spesso imbavagliata dall'aver ricevuto lavoro e benessere dal sistema clientelare che qui era arrivato a livelli indicibili e che oggi impedisce di "sputare nel piatto" dal quale si è mangiato. "Ta fagame oli mazi" (abbiamo tutti mangiato) fu urlato da governanti in parlamento tre anni or sono per tacitare molti scontenti e purtroppo è una verità che pesa molto sui risultati di oggi. Risultati che vedono il 25% della forza lavoro senza impiego, oltre il 50% dei trentenni senza lavoro (e che quindi o espatriano o sono sulle spalle della famiglia), 2 negozi su 5 chiusi (il centro sembra una città in guerra), pensioni ormai arrivate ad una media di 500 euro, medicine che ottieni ormai solo pagando per intero perché altrimenti i farmacisti non le danno più (avendo un credito con lo stato di molti mesi), ospedali pubblici in condizioni da terzo mondo, professionisti che vanno a cercare lavoro nei paesi dell'Africa mediterranea, docenti di scuola con 500 euro di stipendio .... e la lista sarebbe lunga. Ci sarebbero molti mea culpa da fare ma non c'è la coscienza (nell'accezione latina di “sapere insieme”, cum-scire) e la consapevolezza civile di farlo. E tanto altro ancora..


E' pazzesco e alla luce di quello che racconti il recentissimo premio Nobel assegnato alla Comunità Europa sembra un fatto ancora più inconcepibile. Nei giornali e alla TV non si parla di Grecia, non se ne vuole parlare, quello che descrivi è terribile e non sono l'unica a temere che altri paesi in Europa stiano scivolando verso questa direzione.

Si con l'enorme differenza che qui, per una sbagliatissima scelta fatta ormai più di trent'anni fa, non esiste un settore produttivo se si esclude l'agricoltura ed il turismo (con tutte le pecche qualitative che ha). Non resta dunque che vendere vento, gas, isole e mare o darli in appalto a denaro straniero. Di fatto aprire le porte non ad una nuova collaborazione internazionale, ma ad una nuova forma di vassallaggio economico. E poi qui in tutto sono solo 10 milioni di persone di cui la metà nella cintura ateniese ed il resto, facile da tenere a bada, disperso in oltre 400 isole: anche questo non aiuta la coesione sociale. In merito al Nobel .... non credo vi sian parole non tanto per la scelta fatta, quanto perché la stessa palesa l'evidente vuoto assoluto di alternative, oltre a screditarne definitivamente il comitato giudicante.

Hai parlato di vento, mare, isole e gas come risorse del paese, ne parli come una vana speranza o intravedi la concreta possibilità, grazie a queste, di un'uscita dalla crisi con conseguente rinascita per la Grecia?

In merito alle risorse energetiche è una speranza certo e comunque un passo necessario (quello della joint venture intendo) poiché qui si importa tutto, a parte, ripeto, i prodotti agricoli, quelli caseari e poco altro. Non farà uscire ciò il paese dalla crisi. Per quella occorreranno almeno altre due generazioni. Ed oltre tutto oggi il paese non ha potere d'acquisto, non può ottenere il prezzo migliore e non può svendere sapendo, come tutti sanno, che la liquidità della Banca di Grecia arriva solo fino al 15 novembre e se non arrivano i miliardi europei prima buonanotte ai suonatori. Ed inoltre: i prestiti ottenuti ed in gran parte elargiti ammontano a circa 300 miliardi di euro. Hai diviso questa cifra per 5.000.000 ovvero il numero dei greci che lavorano? Ciascuno di loro, ad oggi, ha un debito di 60 milioni di euro; secondo te con uno stipendio medio (o peggio ancora una pensione) di meno di mille euro, quando lo ripaga, considerando che nel frattempo gli interessi, come sai, volano? Basteranno i nipoti? Dalla crisi si esce cambiando le regole sociali e la storia insegna che non sono passaggi pacifici. Tanto più oggi all'interno di una mentalità benestante abituata ad avere ed incurante di essere o non essere.


Grazie per aver parlato di questo argomento che immagino non sia facile d'affrontare, specie se lo si vive dall'interno.


Figurati, il parlarne, specie oltre frontiera serve a scoprire ed ad inquadrare particolari che altrimenti sfuggono.

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