sabato 4 dicembre 2010

A Nicoletta per la sua grande nobilissima causa

Sono nata in questa prigione e non ho visto altro che  questa stanza dalle mie sbarre.  Non so nemmeno chi mi ha generato, chi mi  ha nutrito nei  miei primi giorni di vita, so solo che potevo avere un’esistenza diversa.
A nessuno è mai importato di me, sono stata solo usata e violentata. Mi hanno iniettato ogni tipo di essenza, fatto assumere   tanti tipi di medicinali e cibi sperimentali.  Innumerevoli volte il mio corpo è stato  cosparso  di  sostanze che mi hanno  bruciato in ogni parte e  poi hanno cercato di rattopparmi alla bene meglio non curandosi della mia sofferenza.  Mi hanno impiantato elettrodi nel cervello, cucito le palpebre per poi capire se potevo vedere con una strana macchinetta rammendata sulla mia fronte. Hanno schiacciato ripetutamente  la mia gamba per capire  quanto io potessi resistere allo stress.  Sono entrati dentro la mia esistenza  per modificarne la natura, facendomi andare avanti in un tempo che non era il mio.
Mi hanno costretta in uno spazio angusto fissando sulla mia testa elettrodi  e placche metalliche, più volte hanno immesso   sotto la mia pelle malattie  e  più volte hanno tranciato le mie carni per giocare con le mie vene, le  mie arterie, i miei muscoli. Sono riusciti persino a strappare il sangue direttamente dai miei occhi.  Mi hanno unito   forzatamente con un mio simile, hanno tagliato i miei nervi uditivi impedendomi  per sempre di ascoltare.  Ma niente è mai riuscito  a farmi smettere di sentire il dolore di tutto il male che mi hanno fatto da quando sono nata.  
Sono stata inutilmente drogata, vaccinata, sezionata. Ho visto i miei compagni  morire  in modo orribile a causa di metodi aberranti, ho  visto  i nostri aguzzini, indifferenti  a tutta questo strazio,  ridere e scherzare come niente fosse. 
Siamo  solo un gioco perverso  per quei mostri senza sentimento. Eppure il nostro cuore batte come il loro, i nostri occhi vedono come i loro, i nostri orecchi  sentono, come i loro.   
Se non fossi nata qui avrei potuto avere una madre, una famiglia, avrei potuto sentire  il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate. Avrei potuto correre,  giocare, odorare l’erba fresca  della primavera  e le foglie gialle dell’autunno.  Sarei stata triste nel vedere  il  corso naturale  della vita che portava via i miei affetti, sarei stata felice quando questa portava  nuovi esseri  su questa terra.
Mi avrebbero insegnato  a nutrirmi con le cose  buone  del paesaggio, avrei potuto crescere imparando  a   difendermi dai pericoli, avrei potuto avere dei figli e prendermene cura fino  a che non fossero  diventati indipendenti.  Sarei invecchiata e  morta   senza   aver   provato questa terribile agonia, senza aver vissuto sempre nel terrore.  Avrei  potuto avere un esistenza libera e giusta.
Invece non so per  quale gioco crudele  di questi esseri che  insensatamente vengono chiamati “umani” sono qua e qua sto morendo,  spero solo che tutto avvenga il prima possibile, poi di me sparirà ogni traccia.
Ci  sarà un’altra povera  sfortunata che prenderà il mio posto e io  diventerò solo  spazzatura,
come  tutte quante le altre cavie. 
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