martedì 11 gennaio 2011

Assunta Passera


Mi chiamo Assunta di nome ma non di fatto, ho 25 anni e sognavo solo un lavoro fisso per poter mettere su famiglia con il mio fidanzato. Entrambi siamo della Basilicata, regione sconosciuta ai più in Italia. Anni fa ce l’avevo quasi fatta, ero entrata alla Fiat di Melfi, pensavo di poter realizzare i miei obbiettivi e di avere un po’ di tranquillità, invece nulla, pochi mesi dopo è arrivata la cassa integrazione e Melfi era l’unica speranza di lavoro in questa zona.
Ho dovuto lasciare a malincuore la  mia regione e cercare un’occupazione  a Roma. Ho lavorato per pochi soldi nei call center, a mala pena riuscivo a pagare l’affitto  di una casa che dividevo con altre disgraziate come me.  Un giorno vidi una delle mie coinquiline tutta agghindata e truccattissima, le chiesi  cosa stesse combinando, mi disse che andava ad una festa e che la pagavano per questo e che, se volevo, sarei potuta andare con lei. Mi cambiai in fretta perché la cifra in questione mi pareva una botta di fortuna incredibile, in un lampo mi truccai e, anche se mi si era scheggiato lo smalto e non avevo tempo di porvi rimedio, m’infilai nel tubino nero e pochi minuti dopo un autista ci portò a Palazzo Grazioli. Conobbi li un fotografo tatuato al quale lasciai il mio numero di telefono e un avvocato dall’aspetto agghiacciante. Non  avrei mai pensato di poter conoscere il Presidente del Consiglio e, invece,  mi trovai faccia a faccia con lui che mi sorrideva sbavando. Gli parlai della Fiat e mi disse che avrebbe messo una buona parola con Marchionne e che comunque sarebbe stato più facile farmi partecipare al Grande Fratello. Ma la notorietà non mi ha mai interessato, mi sentivo come un criceto in Alaska e riuscii ad abbandonare il palazzo poco prima dell’inizio di uno strano rito tribale di origine africana.
Rinunciai a guadagni così facili, la mia moralità non aveva, e non ha,  prezzo, speravo sempre che  ci fosse un accordo che sbloccasse la situazione della fabbrica e in cuor mio auspicavo che la Consulta decidesse finalmente che il legittimo impedimento era anticostituzionale.
Ripresi così a fare domande su domande e per un periodo insegnai educazione sessuale in una scuola superiore, ma poi arrivò il  monito dal Papa e venni licenziata anche da lì.
Ancora ad oggi non riesco a trovare un impiego e come me moltissime persone, vorrei tornare nella mia terra ma so che almeno a Roma, ogni tanto qualche lavoretto riesco a farlo. Recentemente ho posato in un calendario per un  consorzio di pelle, le foto le ha fatte un grande fotografo e, seppure io non sia riconoscibile, ho guadagnato un po’ di soldini e finché sono ancora giovane e Passera di nome e de facto  in qualche modo so che me la caverò, ma dopo?  C’è già un’inspiegabile moria di uccelli  nel mondo, non vorrei sparire anche io così, senza spiegazioni. 
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