lunedì 7 febbraio 2011

PMS

Ci sono giorni,  uno o due al mese, in cui sento svuotata la mia esistenza, sento di non avere forza per affrontare la benché minima cosa, sono attanagliata da un senso di solitudine incredibile. Non riesco ad avere  nessun barlume di speranza, figuriamoci di ottimismo. Tutte le mie azioni e i miei pensieri li trovo inutili, avrei solo voglia di mangiare e suicidarmi con barrette di cioccolata e finocchiona. Se mi  provo un vestito in quei giorni  so che mi starà da cani,  se decido di andare al cinema so che vedrò un film orrendo, se   esco  so che mi annoierò, se un uomo m’invita ad uscire so che se ne dimenticherà. Mi violento nel fare le cose che per obbligo sono tenuta a fare.  Torno adolescente e non mi trovo molto differente  da quella ragazzina che  dodicenne incideva sul banco: “voglio morire”.  Anche il tempo, se è grigio, contribuisce a ridurre ai minimi storici lo stato vitale e l’autostima.  Mi sfiorano pensieri neri e catastrofici, non solo riguardo a me, ma a tutto il sistema interplanetario, compresi gli universi paralleli e perpendicolari. Questo mood è talmente infossato da farmi arrivare dal Pozzale direttamente nel pacifico, ma non su isole, ma sul nulla più angosciante delle acque.

Questa patologia non è diagnosticabile, eppure è  diffusissima. Sul lavoro non sono previste  leggi speciali a tutela di chi ne soffre e dei loro familiari. Non ci sono cure efficaci in grado di tamponare  i devastanti effetti di questa sindrome che anzi viene minimizzata da buona parte  degli uomini, compresi quelli più colti.  Eppure esiste e i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti, ma chi ne soffre  viene soventemente   schernita. La sindrome premestruale “PMS” non è neppure definita una malattia ma un insieme di sintomi di cui non è  ancora chiara la causa scatenante e pare ne siano state accertate 150 varianti.   “ Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” diceva Shakespeare … mi viene da pensare che: “Ci  siano più misteri nel corpo e nella mente di una donna, cari miei, di quanti ne possa conoscere la vostra scienza”.

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