sabato 12 marzo 2011

Storia ordinaria


Una piccola ragazza aspettava l’autobus.
Pioveva, il cielo era desolatamente grigio,  le auto che passavano spruzzavano fanghiglia addosso alle persone.
La piccola ragazza ascoltava musica dal suo lettore mp3 e sorrideva con  gli occhi. Pareva estranea a quella calca che la soffocava nella nervosa attesa.
L’autobus arrivò, lei salì e si strinse in un angolino in fondo, pigiata da  energumeni stranieri e baldracche nostrane.
Passavano i minuti, la strada era ancora lunga per arrivare a casa, ma lei non se ne preoccupava, aveva la testa persa nelle note e nei misteri della sua fantasia.
Le persone sbuffavano e si muovevano impacciate alla ricerca di un posto a sedere o del modo di avvicinarsi alla porte di uscita.
Una signora alzò la voce e accusò un ragazzo un po’ strano di averle toccato il sedere.
Un altro, in quel caos, sfilava portafogli a profusione.
Si potevano percepire odori umani terribili misti a cibi fritti, l’aria era irrespirabile e tutti avevano espressioni  provate.
La ragazza si teneva ben stretta il suo zaino e ballettava con la testa la sua impercepibile melodia.
L’autista, frenando bruscamente, bestemmiava contro chi non sapeva guidare, contro i vigili che non c’erano sono mai, contro il traffico, la pioggia e i turni massacranti del suo lavoro.
Qualcuno rispondeva rincarando la dose e un’altro signore cominciò a lamentarsi della gente che si lamentava.
Salirono ancora individui, l’aria si faceva sempre più pesante. La ragazza cercava di sgattaiolare verso l’uscita, era difficilissimo penetrare quel muro umano. Le persone erano come  saldate in scomode posizioni che non intendevano cambiare pur di far dispetto a chi cercava un  piccolo varco. 
I lamenti di alcuni erano oppressivi, pareva impossibile sfondare quella barriera umana, ma la fanciulla riuscì a divincolarsi e con un balzo uscì dall’autobus.
Un vecchio, che l’aveva osservata dall’inizio del viaggio, si accorse che lo zaino della ragazza era rimasto incastrato  fra i pali di sostegno e le gambe di un paio di ragazzetti giganti. Cercò di richiamare l’attenzione  battendo le mani sul vetro per farsi notare dalla ragazza. Lei si girò verso il signore, sorrise e salutò con la mano.
Il vecchio si stupì di quel saluto, si stava chiedendo come mai la ragazza non fosse corsa a riprendere il suo zaino, quando ci fu quell’esplosione.

Posta un commento