venerdì 20 maggio 2011

"My way" by History Sabrarola Channel

My Way non è  una canzone è My Way. Ogni definizione sarebbe troppo stretta, è la vita, intensa e verace.  Mi sono sempre detta che non sono ancora maturata abbastanza per poterla cantare. Lasciamo perdere le pippe riguardo alla vocalità, io non mi sento ancora quel vissuto addosso e poi spero proprio di dire  più in là possibile parole come: and now, the end is near.  Questo brano è stato eseguito dai più grandi in modo sublime, tre nomi su tutti: Frank Sinatra, Nina Simone e “the king” Elvis Presley. Sono in tantissimi ad avere onorato alla loro maniera questa meraviglia, vi consiglio di sentire le memorabili versioni di Nina Hagen e di  Sid Vicious.  Questo brano nacque nella metà degli anni 60 dal francese  Jacques Revaux con il testo in un inglese maccheronico intitolato For Me. Non piacque né al produttore ne’ al cantante a cui era destinata e rimase un po’ di tempo in stand by fino a che, nel 1967,  Claude François (cantante  biondo italo/egizio/francese che con le sue Claudette mi faceva sognare da piccina) la tirò fuori dal cassetto.  Con l’aiuto di  un paroliere questa divenne Comme d’habitude, canzone  che parla di una relazione ormai stantia. François iniziò subito ad avere un discreto successo e ne incise una trucissima versione in italiano intitolata  Come Sempre.  Diciamocelo, è stato un bene che ci abbia rimesso le mani Paul Anka il quale,  ritrovandosi in Francia e ascoltandola alla radio, decise di cambiare totalmente il testo.  My Way dalle parole  scritte da un canadese e con la musica creata da un francese divenne quel capolavoro di canzone americana che inneggia al self-made man. Per questo Anka la propose a Frank Sinatra che, nonostante i dubbi iniziali, venne convinto dalla figlia Nancy ad inciderla. Il resto è storia, è uno dei brani più popolari al mondo, nell’estati italiane possiamo osservare orde di manzi che si apprestano a cantarla sentitamente al karaoke nella riviera romagnola  piuttosto che sulle coste del Tirreno.  Ho visto alti dirigenti in carriera, in feste formali, cantarla con tanto di  cravatta allentata e lacrimuccia. My way  non lascia indifferente nessuno, tutti prima o poi ci sentiamo di urlare qualcosa al mondo, anche se non sappiamo cosa.  C’è sempre dell’irrisolto,  dello sfogo represso da anni, nessuno ne è immune, ognuno sogna di arrivare in fondo e dire a testa alta:  and dit it my way! 


                         (egoisticamente, tanto il blog è  mio, metto una delle mie versioni preferite)
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