venerdì 17 giugno 2011

Janis Joplin


I primi due dischi che ho comprato in vita mia sono stati il “Concerto a Milano (1969)” di Joan Baez e "Janis Joplin’s Greatest Hits". Joan Baez l’ascolto di rado, pur ammirandola ancora, mi annoio a sentire un suo disco per intero, ma Janis è li incisa nel mio cuore come lo è dai tempi della mia adolescenza.  Non credo che ci sia stata un’altra cantante al mondo capace d’interpretare il disperato bisogno di affetto di chi soffre di vuoti di amore. Lei è la colonna sonora delle donne che amano troppo, la sua voce  dolce, forte e amara ha un’intensità che solo le più grandi cantanti di blues avevano.  La musica non è musica senza  Janis. Lei è la colonna sonora della mia vita sentimentale, allora come oggi.  Forse perché come lei mi sono sentita poco incline agli ambienti formali, forse perché ho sempre  avuto il bisogno di gridare chi ero, di affermare la mia unicità, di ribellarmi, di urlare la mia rabbia, la mia disperazione. Lei non si era sentita  accettata da ragazzina nella sua Port Arthur, io  nella mia Tavarnuzze da ragazzina non avevo amiche femmine, andavo d’accordo solo con i maschi perché non seguivo mode e cose simili. Lei amava il blues e all’epoca una ragazza bianca che amava quel genere era una rarità. Ascoltava le grandi maestre come Bessie Smith, Odetta e Big Mama Thornton la stessa che disse, a proposito della Joplin: “Questa ragazza prova le stesse cose che provo io”. Io canto, amo farlo e ho cantato musica afroamericana per tantissimi anni e cantato diverse canzoni di Janis ma rimane impossibile per me, e credo per chiunque altro, dare quell’altruismo che forse è dovuto alla nudità dei sentimenti che Janis ha saputo donare. Eppure aveva solo 27 anni quando  è morta, io a quell’età ero si stata delusa ma insomma, in confronto a quello che ho vissuto poi dopo all’epoca ero più o meno nel mondo (un po’ più tossico) di Candy Candy.   Janis era folle, amava ostentare un look pieno di eccessi, ed eccessiva era la sua vita fra alcol, droghe e sesso. Lei voleva essere amata, da uomini, donne non importava, aveva  continuamente bisogno  di  affetto,  si sentiva e lo si vedeva  nei suoi concerti quando chiamava sul palco il pubblico e  lo invitava a cantare con lei: “Take another little piece of my herat now baby!”. Ora che ho quasi 43 anni  sento un misto di amore e infinita tenerezza nei suoi riguardi.  Piango ancora  quando la sento gridare  loooove  verso il finale di One night stand. Non è che sento su di me le maledizioni sentimentali del mondo come prima, anche se arranco ancora in questo mare, ma mi lascio far scorrere le lacrime ascoltandola e avrei voglia di abbracciarla e poterle dire che  siamo tantissimi ad amarla da sempre e che ci piace perché è strana, è vera e perché  non ci sarà mai nessuna come lei a dar voce ai nostri sentimenti … to love somebody to love somebody …


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