lunedì 26 settembre 2011

Angie

Edward Hopper

Angie era bellissima, sembrava fatta di luce. Amava vestirsi di bianco, anzi credo di non averla mai vista con altri colori addosso. Ci vedevamo ogni mattina al bar all’angolo, io rantolavo ancora assonnata e lei illuminava il locale con la sua presenza, spesso mi offriva la colazione. Difficile riuscire a sfuggire al fiume in piena delle sue parole, tutte le volte rischiavo di far tardi al lavoro, ma lei aveva così tanta voglia di chiedere,  di parlare. Era buffa con il suo trucco ormai colato e la sua voce a tratti roca a tratti stridula. Mi raccontava dei suoi viaggi, dei suoi progetti, della musica che ascoltava di quello che sognava da bambina. Il tutto concentrato nello spazio di un cappuccino e una brioche. Certo a vederci insieme facevamo un bell’effetto, io sempre vestita di nero che non arrivo al metro e sessanta con scarpe da ginnastica e lei con quegli stivali bianchi altissimi superava il metro e novanta. Io con i capelli neri corti e i miei kg di troppo, lei esilissima e con una folta chioma bionda. Io lavoravo di giorno, lei di notte, io perennemente sola, mai innamorata, lei sempre piena di corteggiatori e innamorata un giorno si e un giorno si. Scherzavamo sulle nostre diversità, eravamo la luna e il sole ma per uno strano destino lei riluceva nella notte e io regalavo un po’ d’argento al giorno nella mia bottega fra le pietre colorate e i metalli. Ormai sono anni che non ci vediamo, nessuno ha saputo dirmi che fine abbia fatto. Purtroppo non so come cercarla, davo per scontato che ci saremmo viste sempre. Non conoscevo la sua casa né il suo telefono, di lei so solo che era nata Angelo, che offriva amore nelle strade intorno alla stazione. Sono convinta che ci ritroveremo  una mattina di queste a splendere di nuovo insieme davanti ad un cappuccino fumante.   

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