venerdì 25 novembre 2011

25 Novembre

Oggi è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. I dati a riguardo sono sconcertanti: solo nel nostro “civile” paese di media 100 donne vengono uccise ogni anno per mano del partner. Nel mondo la situazione è allucinante, la condizione della donna  in molti paesi è quella di essere trattata da essere inferiore senza diritti, senza alcune voce in capitolo su niente. Quando ero giovane pensavo che  in Italia  episodi di violenza riguardassero solo certi ceti sociali o certe tipologie di persone. Crescendo mi sono poi ritrovata con persone che subivano violenza da parte di chi diceva di amarle e pensavo che cose del genere non mi sarebbero mai capitate. In quanto donna in soprappeso sono stata sottoposta a pregiudizi fin dall’infanzia, molti hanno cercato di colpevolizzarmi ritenendomi incapace, pigra e non provvista di grandi doti intellettive. Ho cominciato a credere che avessero ragione, che io non ero degna di una vita normale, ma le violenze no…non sarei mai stata così stupida da poterci cascare. Ho cominciato a lavorare molto presto e ci ho messo anni per capire che la mia voce aveva meno peso di quella dei colleghi maschi. Sono diventata mamma e mi è stato fatto pesare sul lavoro il mio periodo di congedo per  maternità. In seguito mi sono separata da un uomo che mi diceva: “dovresti ringraziare me che ti ho fatto fare un figlio  altrimenti non saresti mai diventata madre”. Ci ho messo tre anni per separarmi, tre anni in cui non ho subito violenze fisiche ma ho sopportato un uomo che era riuscito a farmi sentire inferiore, tre anni in cui mi ero posta non all’altezza di poter essere libera, felice e condurre un’esistenza serena. A causa della legge italiana, non essendo regolarmente sposata, poiché il padre di mia figlia non voleva andarsene dalla casa di cui io pagavo l’affitto, sono dovuta  scappare dalla mia abitazione. Inoltre ho dovuto subire la mancata assistenza, da me richiesta,  da parte delle forze dell’ordine e la leggerezza delle assistenti sociali le quali, non vedendomi fare pubbliche scenate verso il mio ex compagno,  ritenevano la mia posizione sopportabile. Il tribunale dei minori, da me sollecitato per richiede l’affidamento totale di mia figlia, emise una sentenza senza neanche aver risentito le parti in causa. Parlando con persone che hanno  vissuto situazioni simili alla mia ho perso completamente fiducia in questa istituzione. Per farla breve mi è stata fatta pesare la separazione sul lavoro come la mia scelta di andare a vivere da sola con mia figlia.  Non ho avuto alcuna agevolazione sugli orari di servizio sebbene le abbia richieste  basandomi su leggi nazionali, regionali e regolamenti aziendali. Hanno cercato di modificare i miei orari di lavoro perché, poiché madre single, secondo i miei dirigenti non sarei stata in grado di garantire la mia presenza in caso di urgenza. Ho avuto la fortuna di avere una bella famiglia su cui contare, ottime amicizie e il sostegno da parte di un’associazione di volontarie che si occupa di aiutare le donne che hanno subito violenza, associazione in cui ho visto persone che conoscevo,  persone di cui non avrei mai detto che potessero essere vittime di violenze. Lo ripeto: io sono fortunata, ho vissuto situazioni difficili, ma molte donne hanno subito e vivono condizioni ben peggiori rispetto alla mia. Ho sempre sentito, riguardo alle cose che mi sono capitate, che molti sottintendevano che “un po’ me l’ero cercate”, che fosse colpa mia e questa sensazione l’avverto spesso quando sento storie di violenza verso le donne, come se solo per il fatto di essere nata femmina  certe cose ce le dovessimo aspettare. Questo mi fa molta rabbia come mi fa rabbia sentire dire che le questioni di genere siano di minore importanza rispetto ai tanti problemi dell’umanità. Io non voglio che mia figlia si ritrovi con gli stessi problemi che ho vissuto e sto vivendo,  per questo  sto cercando d’impegnarmi nell’iniziativa #2eurox10leggi. Oggi è il 25 novembre e questa giornata viene celebrata  in questa data perché nel 1960 le sorelle Mirabal, tre donne della Repubblica Domenicana che lottavano contro la dittatura di Trujillo, mentre si stavano recando a trovare i loro mariti in carcere, furono bloccate dai militari, massacrate, torturate, strangolate e poi gettate in un precipizio per simulare un incidente. Nonostante l’intento di chi era a servizio della dittatura, la loro scomparsa fece molto rumore nell’opinione pubblica e questo portò ad un risveglio di coscienza che  culminò con l’assassinio di Trujillo. Leggendo la loro storia mi sono tornate in mente le violenze che le donne in Cile e in Argentina hanno subito durante gli anni della dittatura, le migliaia di morti, i figli strappati dal grembo delle desaparecidos e regalati alle famiglie di militari, le penetrazioni con cavi elettrici in Cile e poi le Madri di Plaza De Mayo a Buenos Aires, loro che risvegliarono la coscienza del mondo con i loro fazzoletti bianchi in testa e la foto dei figli scomparsi fra le mani.  Io non capisco molto di psiche e del perché sulle donne spesso s’infierisca fisicamente e psicologicamente in modo feroce, so che la strada è ancora tanta e che, rispetto a non molti anni fa, sono stati fatti passi da giganti. Ho imparato dalla storia che le donne hanno la capacità di risvegliare le coscienze  e questo mi basta per andare avanti. 


Le sorelle Mirabal

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