lunedì 14 novembre 2011

Mio padre, io oggi

mio nonno era fra gli operai che costruirono
la scuola elementare di Calvello PZ

Penso spesso a mio padre, lui che non è più qua a darmi consigli a raccontarmi le sue storie, le sue battaglie, il suo riscatto. Mio padre apparteneva a quella generazione nata durante il fascismo, quella generazione che ha conosciuto la miseria.  Quando era un bambino aiutava la famiglia  nel lavoro nei campi, i miei nonni vivevano in condizioni incredibili, chi ha letto Cristo si è fermato a Eboli può averne un’idea. In qualche modo ha sempre cercato  una rivalsa, ha studiato fin dall’elementari con un ottimo profitto, ha sempre lavorato onestamente e a 40 anni, con tre figli, riuscì  ad ottenere il diploma raggiungendo una posizione di lavoro migliore. I miei genitori hanno costantemente insistito affinché  ci sistemassimo con un posto fisso. Mio padre ha sempre creduto nell’onestà e nel rispetto dei  diritti, ha militato nella CGIL, si è spaccato la schiena per il lavoro  e non solo in senso letterale. I miei genitori hanno fatto dei sacrifici che anche per me sono  inimmaginabili, sacrifici che ci hanno permesso una vita più che dignitosa e ci hanno dato un’educazione ricca di valori. E’ stata quella una  generazione di uomini e donne che hanno lavorato duramente per dare un futuro più vantaggioso ai  noi figli. Persone che dal sud sono emigrate al nord o in terre straniere subendo soprusi ed essendo spesso vittime di razzismo, esattamente come oggi succede ad una buona parte di migranti, a quelli che hanno la fortuna di non essere rispediti indietro dopo essere stati rinchiusi nei CIE, o a quelli che non sono morti durante gli allucinanti viaggi  verso il nostro continente. La generazione di mio padre è quella che ha reso l’Italia una delle più grandi potenze industriali del mondo, sono loro che hanno mandato avanti le fabbriche, che hanno sopportato la durezza di un lavoro pesante avvelenato spesso d’amianto e da altri veleni come nel caso di Porto Marghera. Queste persone però avevano una speranza, quella di una vita  migliore per loro e per i loro figli, la prospettiva di ricevere una degna pensione dopo anni passati a sopportare di tutto. Per questo motivo oggi provo molta rabbia nel leggere che fra pochissimi giorni verrà chiuso Termini Imerese,  Marchionne sta portando avanti i  suoi obbiettivi che sono quelli di salvare il culo ai soliti privilegiati e mettere nella merda migliaia di famiglie. Trovo ingiusto non avere prospettive e in Italia al momento non riesco proprio a vederle.  Mi chiedo cosa  direbbe oggi mio padre di quello che è successo dopo la sua morte, di questi ultimi 10 anni di Berlusconi con l’ulteriore disfacimento dell’etica e della morale che questi hanno portato, di questa crisi economica, dell‘angoscia mista a rabbia che molti come me stanno vivendo.  
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