sabato 10 dicembre 2011

Ci sono, ci siamo!


Mi sono messa a leggere i primi post del gruppo #donnexdonne riguardo all’iniziativa lanciata da Barbara (Mamma Amsterdaam) “Commuoviamoci Correggiamoci”, ho letto un paio di articoli che si riferivano al menage familiare e alle varie problematiche condivise da femmina/mamma e maschio/marito. Volevo scrivere che a questo giro facevo passo, che non avevo niente da dire dato che la mia è una famiglia un po’ insolita formata da me femmina/mamma  e la mia coinquilina femmina/figlia. La mia pigra indole stava già brindando all’impegno saltato quando una delle mie vocine interiori ha sentenziato che il mio contributo poteva essere  esattamente dato proprio dalla diversità del mio caso umano. Odio le vocine interiori, non si annientano né con alcol, né con droghe e anche se fosse, visto il periodo di crisi, mi è impossibile  evadere artificialmente per cui cerco di sopprimere tale vocina apportando il mio contributo. Sono separata dal padre di mia figlia (con cui comunque non c'eravamo mai sposati),  anche quando stavamo insieme ero io l’uomo della situazione, quella solida e responsabile, quella che portava il pane in tavola, che lavorava e pagava le spese. Lui come casalinga era una schiappa e non è che sia migliorato molto, del resto  anche io non faccio brillare i pavimenti né i vetri, ma questi sono dettagli. Con il senno di poi, avendo superato rabbia e rancore mi sono resa conto di quelli che sono i miei limiti, a parte le ragioni (che trovano il tempo che trovano) mi sono resa conto della mia insicurezza e della mia chiusura verso l’altro. Io non sono abituata a collaborare, io tendo ad  impartire ordini, non a caso al liceo mi chiamavano “Il Duce” (l’ho scoperto molti anni dopo la fine della scuola). In verità sono una che si fotte dalla paura di non aver il controllo su tutto per cui cercavo di  pianificare l’impianificabile della vita. Mi ci è voluta l’accettazione di una malattia (niente di grave, non toccatevi e non commuovetevi per questo) e il rendermi conto della realtà che stiamo vivendo per comprendere una bella lezione. Accettare  di non avere potere e comprendere serenamente quali sono i miei  limiti  mi libera dal peso ossessivo di voler tenere tutto sotto controllo. Ho trovato dei magnifici alleati durante il mio cammino, fra le cose più importanti per la mia vita  prezioso è stato frequentare i gruppi di auto/aiuto e i gruppi buddisti, anche grazie a queste esperienze riconosco l’enorme ricchezza che il confronto con le persone può apportare perfino in rete. Ci sto mettendo una vita a limarmi e credo che,  per fortuna, non finirò mai di crescere, il confronto  con gli altri  riesce a farmi vedere le cose sotto altre prospettive, la mia diversità è un valore e ognuno (anche se dotato di famiglia “regolare”) è un mondo a parte con cui rapportarmi per fare un passo in più. Io credo nelle persone di buona volontà, nella  gente comune, recentemente ho partecipato ad un laboratorio di Se Non Ora Quando Firenze e sono rimasta colpita da una donna che diceva che dobbiamo  guardare le cose con un ottica diversa da quella del vittimismo. Fece l’esempio della migrante che affronta viaggi terribili verso terre lontane per poter dare alla propria famiglia un futuro migliore. Queste donne che rischiano la vita non sono vittime ma eroine e ognuna di noi, anche nelle nostre piccole mestizie lo è, insieme siamo una potenza. La buona prassi in rete, le nostre piccole azioni sono cause per il cambiamento, il futuro non è per niente roseo ma nel buddismo si dice che è solo dalla melma fangosa che nasce il fiore del loto, la stessa cosa la cantava De Andrè  in Via del Campo quando diceva che: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.  
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale (organizzazione buddista che segue gli insegnamenti di Nichiren Daishonin) ha dichiarato che dal 2001 siamo entrati nel secolo delle donne. Nella proposta di pace che fece all’Onu nel 2001 scrisse: “Sono certo che nel XXI secolo l'entrata in scena delle donne avrà una portata che andrà al cuore della civiltà umana, e si rivelerà più importante e vitale dell'ottenimento della parità legale ed economica». E ancora: «Con le donne come capofila, quando ogni singolo individuo sarà consapevole e impegnato, saremo in grado di impedire che la società ricada in una cultura della guerra, e potremo sviluppare e concentrare le nostre energie per la creazione di un secolo di pace”.  Mi voglio fidare di questo Presidente. 
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