domenica 4 dicembre 2011

Manovra anticrisi: "PIU' CARCERI PER TUTTI"


Monti:  "Forse non ci siamo capiti, l'Italia ha pochi mesi di vita. Se non interveniamo subito andiamo in default. Non riusciremo più a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, in tutto il Paese si fermeranno i bus e i tram. Sarà la fine". Mi chiedo se questo sia o non sia terrorismo psicologico, queste parole a me suonano come un ricatto.

Ho letto i  punti della manovra e nella mia ignoranza riguardo all’economia, al default e altre minchiate che ci stanno propinando in questo periodo, non mi pare sia stata rispettata più di tanto la promessa di equità tanto sbandierata in questi giorni.  La tassa sul lusso per barche e auto potenti mi suona come un contentino per chi chiedeva la patrimoniale, è ben noto che in buona percentuale chi detiene beni di lusso evada il fisco e che spesso risulti residente all'estero. La riforma delle pensioni non mi sembra favorire le classi più deboli, ci sono dei lavori usuranti di grande responsabilità, come farà un’infermiera a lavorare anche fino ai 70 anni? Come farà ad alzare i pazienti, lavarli, medicarli? Avrà la lucidità e la prontezza richiesta a chi lavora in emergenza e in una sala operatoria? Riuscirà, dopo una vita di turni massacranti, a non fare mai errori nel somministrare le terapie? Ma in tutto questo c’è un punto che mi fa maggiormente accapponare la pelle: il piano per la realizzazione delle nuove carceri in partenariato pubblico/privato (fonte ilsole24ore.it). Non leggo di alcun finanziamento per costruire asili nido, per aiutare le famiglie e le persone in difficoltà, niente per il benessere sociale, ma c’è davvero così bisogno di nuove carceri nel nostro paese? Il Governo precedente parlava di riforma della giustizia,ma le leggi che sono state fatte negli ultimi anni hanno sempre favorito la depenalizzazione per i reati finanziari. Questo 2011  ha registrato il record più alto di  morti in carcere (146 fino ad ottobre).  Le prigioni sono  sovraffollate, i detenuti vivono in condizioni disumane in questi luoghi detti di “rieducazione”. Le procedure penali sono  eccessivamente lunghe e complesse specialmente per  i più deboli, 30.000 erano i detenuti in attesa di giudizio solo nello scorso anno, alcuni di loro sono morti durante questa disumana attesa. Fra questi ci sono italiani e stranieri come Saidou Gadiaga di 37 anni, imprigionato solo perché sprovvisto di permesso di soggiorno e lasciato  morire nella più brutale indifferenza.   Ci sono troppe cose che non tornano, non siamo bene informati e purtroppo il sentire comune è che  queste non sono cose che ci riguardano, ma basterebbe riflettere un po’ per comprendere l’ingiustizia di chi paga un prezzo troppo alto per un errore vero figuriamoci uno presunto. Che senso ha costruire nuove carceri quando migliaia di reclusi attendono ancora di essere giudicati? In un paese civile, dove veramente l’equità viene rispettata, la struttura sociale permette una vita serena alla comunità e dove c’è benessere il tasso criminale  è molto basso, questa è semplice logica, una semplice logica che nessun governo sembra voglia applicare, su cui nessun partito sembra voler battagliare. 
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