martedì 8 maggio 2012

Il marketing della felicità


In questo periodo di crisi la creatività sembra venire  premiata, non essendoci  più lavoro nelle fabbriche e nei campi qualcosa per sbarcare il lunario bisogna pur inventarsi. C'è chi decide di prendere un velo e un boa di struzzo per fondere la danza del ventre con le gare di Palazzo Grazioli e darsi al Belly Burlesque e chi invece decide di dispensare le sue perle per risolvere ogni sorta di problemi relazionali. In questa epoca, dove si contano i giorni nella speranza che si avveri la tanto sospirata profezia dei Maya, mi sono imbattuta nella figura dei Life Coach. Alla fine dei mitici anni 80 il sogno di un mio amico, per racimolare un po’ di grana, era quello di andare in California e fondare una setta religiosa,  ah l’avessimo fatto, l’avessi seguito  nella sua geniale idea adesso non mi troverei con una casa che cade a pezzi da pagare fino alla fine dei miei giorni (se sarò fortunata di campare a lungo).  Non ho mai avuto naso per gli affari, ma mi guardo intorno e vedo che c’è chi sfrutterebbe anche la  su’ nonna in carriola per spillare i vaini alle poere persone. Il Life Coach mi sembra esattamente una di queste figure, un misto fra un inaffidabile prete confessore, un’improvvisata guida spirituale e uno psicologo Laureato al Cepu (o a Tirana).  Questi imbonitori non invitano certo le persone con problemi a rivolgersi ai loro familiari, amici o a qualcuno che potrebbe volere veramente il loro bene o a un serio professionista, no questi soggetti  approfittano delle volubilità umane  per spennare menti deboli e il bello è che la gente, pagandoli, si sente meglio. Non so se questa è un'epoca di spaventosa solitudine o se le persone credono davvero che con il denaro si possa comprare di tutto, compresa l’autostima e l’amore altrui. Io riconosco la figura dei seri terapeuti, e nel servizio sanitario nazionale ce ne sono, che possono aiutarti e seguirti in un momento  di difficoltà o anche per  tanti anni e il resto della vita se necessario. Io non mi vergogno ad ammettere di usare questa risorsa (anzi, visti i miei nervetti, sono contenta che a breve potrò di nuovo sfruttarla). Quello che non sopporto sono le persone che lucrano sulle menti condizionabili. Gente dal  sorriso finto  aperto  e occhio calcolatore, persone che hanno individuato matematicamente una  risposta per tutto.  Li trovo pericolosissimi, in genere sono i despoti, quelli dell’Opus Dei piuttosto che i burocrati di altre organizzazioni religiose, i militari, i dittatori  e simili ad aver e una risposta per tutto. Come dico spesso: non voglio che nessuno m’insegni come si sta al mondo, preferisco sbagliare da sola. Uno di questi personaggi più in voga nel nostro paese è tale Roberto Re che pare abbia fatto una fortuna imbonendo centinaia di migliaia persone  propinando loro  fumo e aria fritta. Io penso a menti illuminate, a persone come Tiziano Terzani piuttosto che il Dalai Lama, a chi della propria saggezza non né hanno mai fatto un business, ai filosofi dell’antica Grecia fino a quelli dell’era moderna, a Siddharta il principe che rinunciò alle sue ricchezze per trasformarsi nel Budda Shakyamuni e regalare all’umanità la sua illuminazione, penso a San Francesco, alle semplici e luminose verità che persone come Margherita Hack, con la saggezza della loro esperienza di vita, ci regalano. Penso a Don Milani e allora mi verrebbe voglia di prendere questi ciarlatani a calci in culo. L’umanità e il cuore non sono in vendita, solo chi ci vuole bene e ci tiene veramente alla nostra vita può darci consigli e può anche sbagliare nel darceli, ma l’offerta del loro aiuto è impagabile, comunque benefica. “I Care” dov'è l’umanità in tutto ciò? Qua insegnano a comprarsi la felicità come ci si compra un auto o un paio di scarpe fighe e io lo trovo aberrante, come trovo aberrante chi propone soluzioni (naturalmente dietro compenso) ai problemi di coppia. Il marketing della felicità, parafrasando il povero Ragionier Ugo Fantozzi, è una cagata pazzesca! In ultimo, dopo aver dato un occhiata a siti sgrammaticati come questo,  mi verrebbe proprio voglia anche a me di darvi un bel consiglio: se avete problemi chiamate un amico, offritegli una birra, o fatevela offrire, pensate alle cose belle e  ridete  delle cose ridicole. Come diceva il buon Nichiren Daishonin: “Soffri per quel che c'è da soffrire e gioisci per quello che c'è da gioire. Considera entrambe, sofferenza e gioia, come fatti della vita” e, se non avete voglia di recitare qualche mantra per alleviare il vostro dolore, ascoltate buona musica o leggete un buon libro e condividete il tutto con chi vi vuole bene “aggratisse”. 

A mia mamma Anna con infinito senso di gratitudine
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