sabato 20 ottobre 2012

Il Fatto Quotidiano e la Misoginia 2.0

Oggi, dopo l’ennesima lettura di commenti volutamente tesi a smontare la verità sugli omicidi delle donne, ho scritto a Il Fatto Quotidiano: “Ma vi siete accorti che sotto ogni articolo che parla di donne, che siano uccise o che vincano un Nobel, ci sono sempre i soliti commentatori a propinare il loro deliri intrisi di misoginia? Fra l'altro spesso sono i soliti che commentano sulla falsa pagina di facebook "No alla violenza sulle donne". Lasciare uno spazio commenti sotto i vostri articoli è per loro un'occasione ghiotta di veicolare il proprio odio. Non perdono tempo, sono talmente veloci nello scrivere un commento che la cosa si fa davvero sospetta. Come nel caso del vostro articolo sul libro di Riccardo Iacona “Se questi sono uomini. Italia 2012 indagine sul femminicidio”, ancora non era uscito e già fioccavano commenti volti a propinare menzogne contro gli argomenti riportati nel libro (anche se nessuno l’aveva letto). Renderò pubblica questa mia lettera, è importante che prendiate una decisione in merito per non fomentare, anche indirettamente, questa cultura di odio verso le donne. Grazie”


Ieri è stata uccisa una ragazza di 17 anni,  con lei sono 110 i femminicidi dall’inizio dell’anno. Luisa Betti in questo articolo su ilmanifesto.it, di cui vi consiglio vivamente la lettura, espone la questione sulle responsabilità delle Istituzioni. V’invito inoltre a riflettere su come viene trattato l’argomento dai media attraverso la lettera aperta a Mario Calabresi su come vengono date sul suo giornale le notizie dei femminicidi scritta da Michela Murgia. Altro consiglio di lettura che vi suggerisco è l’indagine di Debora Attanasio su Marie Claire:  Profili Inquietanti Indagine shock: siti trappola rivelano la loro misogina online.
Mi hanno insegnato che il karma si crea con pensieri, parole e azioni, la legge di causa effetto è precisa come, purtroppo, lo è anche l’effetto della propaganda quando questa si nutre di sentimenti di odio. Hannah Arendt diceva che il male può ricoprire il mondo intero e devastarlo perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie.
Ieri su twitter circa 10.000 persone “ridendo e scherzando” hanno twittato usando #letroiedellamiacittà come hastag. Nei loro tweet si leggevano un sacco d’idiozie rivolte a ragazze (donne e ragazzine) dove si sottolineavano aspetti come il trucco più o meno pesante, in che modo una ragazza si vesta o quali siano le sue abitudini sessuali, il tutto in un crescendo d’insensatezze e cattiverie, come se queste cose avessero, in qualche modo, il potere di influenzare o limitare la libertà altrui. Credo che fino a che non ci libereremo dagli stereotipi e dai luoghi comuni lesivi della rispettabilità delle donne non potremmo fare passi avanti, come non potremmo fare passi avanti se non si crea una cultura del rispetto e scrivere anche solo su twitter cattiverie rivolte verso le donne non ci fa certo progredire in questa direzione.
Per quante responsabilità abbiano nei confronti della violenza le Istituzioni e i media, nel diffondere volutamente in modo distorto alcune notizie, è nostra responsabilità elevarsi al di sopra del vortice dell’imbecillità e condannare e contrastare anche con le nostre parole comportamenti lesivi verso la dignità delle persone. 
Hannah Arendt proseguiva dicendo: “Il male è una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s'interessa al male viene frustrato, perché non c'è nulla.”
La risoluzione ai problemi della violenza è certamente complessa e non ho assolutamente indicazioni e suggerimenti personali in merito se non quello di pensare, parlare e agire per creare una tendenza diversa. 

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