venerdì 26 novembre 2010

Meravigliosa Creatura

Le sue gambe si allungavano  distrattamente sotto il tavolo, indossava un aria annoiata in contrasto   al suo vestito  rosso di  pailletts, non mangiava quasi niente e quel poco lo frantumava in tantissimi pezzettini che portava  alla sua bocca lentamente. Sorseggiava un vino rosso come le sue labbra e non distaccava ma i suoi occhi dal signore che era al tavolo con lei. Non credo di avere mai visto una donna così bella, sembrava un attrice di cui non ricordavo il nome, aveva  capelli  neri che le scendevano  lungo le spalle  scoperte, la sua pelle  sembrava fatta di porcellana, era dotata  di lineamenti   fini e fieri, perfetti.  Parlava poco ma riuscivo a percepire il suo  tono  basso e caldo, nella mia mente la vedevo come  una Greta Garbo  moderna.  Mi ero fatta i soliti film nella mia testa, immaginavo lei come un amante  ormai priva di passione che  per chissà quale motivo non riusciva a distaccarsi ancora da quell’uomo, oppure la figuravo come una  escort  di alto profilo, una che nemmeno  poi la dava via , una vera accompagnatrice che decorava  con la sua presenza il cliente  di turno.  Poi la vedevo  come una donna di affari dell’industria della moda o comunque dell’immagine, ma non riuscivo, assolutamente,  a figurarmela come moglie  di  qualcuno, amante si, di uomini   o di donne indistintamente.
Chiunque fosse ero convinta che  poteva essere solo una  ottima professionista  nel suo campo.  Un po’ ho sempre invidiato le  bellezze che  reputavo algide, lei m’incantava, un corpo perfetto, vero, le sue movenze erano eleganti, pur indossando  un abito vistoso non c’era niente di volgare in lei. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.
Erano arrivati  tardi, si erano accomodati nel posto vicino alla vetrata,  lui aveva ordinato piatti sostanziosi, da vero macho pensavo io, lei solo della carne al sangue che avrebbe lasciato in buona parte nel piatto.  Quell’uomo, pur avendo una bella presenza ,mi appariva così sciatto accanto a lei, era  ben vestito,    portava un anello d’oro al mignolo, da come parlava sembra un industriale del nord, mentre lei la trovavo prima di qualsiasi inflessione dialettale. Erano rimasti a sedere a lungo, anche quando avevano finito di mangiare,  erano rimasti a bere  un brandy di annata che sarà costato più di  metà del mio stipendio.
Mi accorgevo che l’uomo, che   valutavo in principio come un tipo freddo, si stava via via  eccitando , lei inizialmente  rimaneva con lo stesso sguardo  dritto e fiero negli occhi di lui, accennava solo raramente ad un sorriso, sempre piuttosto distaccato. Lui  pareva sotto incantesimo , forse lei era una fata, di sicuro una donna non comune. L’uomo si sforzava di apparire affabile e galante, lei non concedeva niente più che quel sorriso appena abbozzato, solo che a un certo punto  i suoi occhi cominciarono a mutare: s’illuminarono  di una luce straordinaria. Credo che anche lui se ne fosse accorto e a quel punto si sentisse completamente perso di passione  per quella creatura.
Fu in quel momento che lei estrasse la pistola e lo freddò.
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