martedì 14 dicembre 2010

Un giorno come un altro


Era un giorno come i  tanti  che precedono il Natale.  Faceva molto freddo e la gente si apprestava ad andare al mercato.  A quel  tempo molti avevano perso il lavoro insieme all’illusione di un roseo, seppur pallido,  futuro.  C’erano  signore impellicciate con le facce botuliniche e faccendieri spietati che facevano il bello e cattivo tempo, loro non temevano la crisi, trovavano sempre il modo  per arricchirsi, erano avidi e non si facevano nessun problema a schiacciare la vita dei molti poveracci se ciò poteva renderli ancora più facoltosi e influenti.  Questi personaggi  erano i  gestori delle  bancarelle. La  gente comune viveva  nei sobborghi della piazza ed era  divisa in chi s’illudeva di diventare simile ai potenti, chi era parecchio incazzato, chi, ormai,  viveva nell’indifferenza e chi nella disperazione più nera.  L’ora dell’apertura era vicina e le contrattazioni si tenevano in gran segreto, si facevano grandi promesse e grandi rassicurazioni.  Ognuno metteva nel piatto   quel che voleva  pur di arrivare al suo scopo,  gli ideali non esistevano più, l’illegalità regnava imperante sulle compravendite.  Certo è che  molti trafficanti  avevano  la faccia come il culo e pur di giustificare la propria strategia di marketing facevano  delle enormi e inutili arrampicate sugli specchi.  Ma c’erano sempre  gli illusi su cui poter contare e loro lo sapevano benissimo.  Alcuni però, che si definivano meno disonesti di altri,   speravano  in una rivalsa e  si misero a predicare quanto  fosse giusto avere  un mercato più corretto e solidale, più libero  e onesto.  Avevano   denunciato l’indecenza  di certi affari e la villania di molti  venditori  anche se, un tempo non lontano,  erano loro  complici . Pensavano  di poter  estromettere  il boss,  che da anni troneggiava su tutti, il quale si era conquistato il  podio a suon di ricatti  menzogne e collusioni con i peggiori gangster  del pianeta.  Per far si che  questo potesse accadere  progettarono un piano  e si misero a cercare, freneticamente,   sostenitori  all’interno della piazza.  Nei giorni precedenti  si potevano osservare mentre parlottavano  fra loro.  Progettarono   alleanze  realizzando equilibrismi che mai si erano viste, neppure nei migliori circhi del mondo.  Sembrava tutto pronto per l’ora della grande rivalsa. Giunse finalmente  il momento  di levare le coperture ed  esporre gli articoli.  Avrebbe vinto chi sarebbe riuscito ad incassare più degli altri.  I mercanti cominciarono a  parlare  ad alta voce elogiando le peculiarità di ciò che mostravano.  Nel fare questo, non mancavano  di  ridicolizzare, anche  usando   improperi, le bancarelle avversarie.  Insomma c’era un gran chiasso e parecchi sempliciotti rimasero  confusi in tutto quel casino.  I mercenari  facevano spericolatissime  affermazioni.  Dichiaravano, senza impudenza, di avere   prodotti miracolosi e  la panacea di tutti i mali del mondo.   La cosa curiosa era che ancora molti  ci cascavano,  nonostante   gli effetti negativi e le controindicazioni fossero  visibili anche agli occhi dei bambini miopi.   Presenziavano  i soliti truffaldini che vendevano  stereo con i mattoni  dentro e tv al plasma senza schede funzionanti.  Gli onesti erano una piccolissima minoranza, quasi impossibile da riconoscere in quella baraonda.  Cominciò la conta degli  incassi, i sovversivi erano sicuri del fatto loro, lo champagne era pronto nei secchielli con il ghiaccio,  essi  sapevano di poter  contare sul largo consenso della plebe.  Una volta usciti dalla piazza avrebbero camminato fra la gente comune pavoneggiandosi della vittoria e promettendo cose che regolarmente non avrebbero mantenuto.  I conti  furono fatti  e fu immediatamente evidente  che   qualcuno   non aveva  rispettato i patti e che,  alla fine,   si era  alleato con il boss.  Erano pochi ma quello ridottissimo pugno di venditori  riuscì a far pendere ancora il piatto della bilancia in favore del tiranno del mercato.  Ci fu una gran ressa, volarono improperi come vola il polline a Maggio.   La gente era atterrita, non ne poteva più di questi che si arricchivano alle loro spalle, scesero per le strade e manifestarono il loro dissenso e il loro schifo verso questi piazzisti senza scrupoli. Il risultato fu che  chi doveva difendere la legge   picchiò i buoni, i  cattivi festeggiarono la loro vittoria facendo grandi feste dove il viagra scorreva a fiumi e dove si consumavano strani riti tribali originari dell’Africa orientale.  Gli altri, i venditori che avevo cercato di sovvertire l’ordine della piazza, tornarono a casa a testa china. Era il 14 dicembre 2010 e tutto sembrava rimanere  sospeso in quella surreale anormalità. 
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