domenica 24 aprile 2011

7.30

Se il cambio di stagione dell' armadio si presenta come un'impresa titanica il 7.30 è, per me, il peggiore degli incubi. Ogni anno mi riprometto di essere ordinata, di tenere un posticino ad hoc per le ricevute sanitarie, gli scontrini della farmacia e tutti i documenti utili. Mi persuado di cambiare, di essere una donna nuova, quasi quasi mi convinco a comprarmi un tailleur grigio e a farmi fare una pettinatura normale. Puntualmente ogni mio buon proposito si scioglie come neve al sole, non perché io non sia una donna di parola (giammai!), ma perché vengo colpita da un'implacabile forma di amnesia mirata che mi assale immediatamente dopo la consegna della documentazione. L'incubo comincia con le telefonate di mia madre in cui, con estrema fermezza, mi ricorda la scadenza di tale consegna. Comincia così a rimanifestarsi la mia atavica fame compulsiva mista ad una voglia di fumare tale che mi  brucerei in un soffio anche le  piante sopravvissute, misticamente, alle mie cure. Dovete sapere che la risolutezza di mia madre è in realtà una minaccia sottotitolata per i non capendi come me. Il suo messaggio in realtà è questo: "Io so che tu non hai la più pallida idea di dove siano  il tuo cud e il vecchio 7.30, figuriamoci se riesci a ritrovare  le ricevute ecc."  Lei non direbbe mai cretina, quello ce lo aggiungo io perché ci sta benissimo. Il quel periodo il mio sonno si fa ancora più agitato,  comincio a sentirmi in colpa per non aver ritrovato lo scontrino del 7 maggio 1997 in cui spesi ben 30mila lire in creme antistaminiche. Soffro a causa del ticket del 2001 che lavai con i jeans in lavatrice e che non riuscii a restaurare nonostante la mia dedizione minuziosa nella ricostruzione di tale foglietto. Mia madre mi conosce, non so come mi abbia generata, lei donna ligia, precisa a cui nulla sfugge, io:   un disastro continuo. Proprio per questo, fin dall'infinito passato,  m'inganna sulle date per vedere se io riesco a consegnare il tutto entro i termini stabiliti. Lo so, a lei viene naturale, a me invece viene naturale ridurmi a fare qualsiasi cosa all'ultimo secondo. Io lavoro meglio sotto pressione...si dico per dire. Insomma ad un certo punto mi sento come il condannato a morte a cui viene offerta l'ultima chance di salvezza. Come un'ossessa comincio a smantellare casa, ritrovo ricevute del 1986 ancora contaminate dalle radiazioni di Chernobyl mentre mi sfuggono tutte quelle relative all'anno di cui dovrei presentare la dichiarazione. Passo momenti in cui il mio stato vitale attraversa i Dieci Mondi a velocità supersonica. Alla fine riesco a riesumare testimonianze della mia attività di contribuente e a infilarle tutte in un plico, queste verranno poi esaminate e messe in ordine da  mio FratelloSantoSubito! Colui che nacque solo 18 mesi prima di me, sangue del mio sangue, s'impegnerà a rendere leggibili scontrini spiegazzati con l'inchiostro parzialmente evaporato, ticket fisarmonicizzati e poi, mirabilmente, ritroverà la voce relativa alle spese sanitarie della mia assicurazione auto. So di non meritare una famiglia così e questa è un'altra delle 8382203222222.3333 per cui mi sento  in colpa dalle vite precedenti. Tutti gli anni la solita adrenalina, il solito patimento, ma bene  o male ogni anno ce la faccio,  pur sapendo  del pericoli che rischio, soprattutto per la mia pressione arteriosa. Mercoledì prossimo  il commercialista avrà in mano la mia vita fiscale relativa  all'anno 2010. Mercoledì sera  in casa mia fioccheranno uno dopo l'altro gli scontrini e i ticket  che si erano nascosti e che avevano riso alle mie spalle  in  questi frenetici  giorni.


Skirk (Urlo) Edvard Munch 1893

Posta un commento