martedì 3 maggio 2011

Cipressa

Vincent Van Gogh Notte Stellata 1889

Momenti di buio che  mi avvolge e mi preme dentro o di luce che mi trapassa da parte a parte.
Crescita, le radici si piantano sempre più in basso, io sono Cipressa.
Lascio passare questo tempo oscuro,  vedo sotto di me occhietti agili che fiutano e corrono via veloci pieni di ansia. Intravedo  figure di  generali inquieti rapiti dal passato e  apparentemente disagiati dal presente, li annuso, loro mi percepiscono, ma solo brevemente, fuggono via, io continuo a crescere, io sono Cipressa.
Il vento mi scuote, ma solo un po’ e la pioggia, per quanto mi tormenti, mi fa attecchire ancora più forte a questa superficie. Io sono Cipressa.
Ho un esercito di fratelli e sorelle, eretti come me, sempre giovani nonostante le intemperie delle stagioni, i nostri e altri peccati.
Ferita, devo lasciare andar via le cose che naturalmente  devono  dislocare dalla mia sembianza. E’ un  leggero dolore. Percepisco: non posso che estendermi ulteriormente, io sono Cipressa.
Sono  nata e morta moltissime volte in questa vita e continuerò la mia eterna esistenza immergendo sempre più le mie estremità nella terra e innalzando la mia cima ancora verso il sole, io sono Cipressa

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