venerdì 3 febbraio 2012

Cipressitudine

Someday I’ll whis upon a star
and wake up where the clouds are far behind me
where troubles melts like lemon drops
Qualche volta vorrei volare su una stella
e svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me
dove i problemi si sciolgono come gocce di limone



Qualche volta il vento torna a farmi contorcere, in questi giorni è terribilmente forte e porta con se il ghiaccio che ha tappato di grigio il cielo. Se la mia punta potesse sfondare questa coperta gelata sopra di noi vedrei cosa si trova oltre le nuvole.  E’ molto freddo e le mie estremità  faticano  ad immergersi in questa terra così dura, devo accompagnare il vento, resistere e affondarle.  Io sono fortunata perché  fluttuo e osservo in zona di sicurezza. Ma a volte sento che l’indifferenza di alcuni è più pesante del tetto sopra le nostre teste. Come state sorelle, come vi sentite fratelli? Le nostre radici sono le speranze che crescono anche se non le vediamo perché vanno sempre  giù a fondo, in verticale. Non siamo noi a dover cambiare rotta ma loro, i governanti, i giudici e tutti quelli che ci vorrebbero in serra, in fila e ubbidienti. E’ proprio nella nostra natura essere unici, forse simili ma mai uguali. Per questo motivo non siamo soldati e non potremmo mai esserlo. Siamo fatti di terra, arbusti e verde distribuito finemente nelle nostre arterie.  Odiamo la guerra perché amiamo la vita, siamo già flessibili, ci accontentiamo solo di quello che ci offre il nostro ambiente naturale perché altri ornamenti ci renderebbero soltanto pesanti e meno splendidi. Qualche volta riusciamo a vedere anche oltre l’arcobaleno. Questo freddo non è infinito, tutto vive e muore mentre noi c’innalziamo ancora verso l’alto.
Sempre vostra, Cipressa.


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