lunedì 6 febbraio 2012

Le forche e la buona prassi sui social network

In questi giorni si fa un gran parlare della sentenza della Cassazione la quale dispone l'uso di misure cautelari alternative al carcere riguardo un caso di violenza sessuale da parte del "branco". Comprendo l'indignazione, il messaggio che si da alla società è che la donna che ha subito violenza non possa sentirsi tutelata e al riparo. Al di la delle analisi tecniche mi saltano agli occhi un paio di fatti che ritengo di massima importanza: la totale non considerazione delle vittime da parte di questi pseudo analisti del codice penale dei social network (ebbene si, son tutti avvocati col culo degli altri) e il richiamo alle forche da parte degli indignados dell'ultima ora. L'odio e l'incitamento all'odio, anche verso l'essere più aberrante del pianeta, non fanno altro che accrescere altro odio e annebbiano la ragione, ne ho parlato spesso qui  citando Hannah Arendt. In mezzo a questi deliri, fra novelli giuristi e giustizialisti, mi è capitato di trovare questa bella riflessione  che mi spinge, in modo sempre più convinto, ad affermare che i problemi riguardo alla violenza, le discriminazioni,e in generale tutto quello che disumanizza la società, siano problemi di cui tutti ce ne dovremmo fare carico. Non sono convinta che il carcere sia un luogo di redenzione e riabilitazione, purtroppo le condizioni delle prigioni in Italia sono allucinanti e violano pesantemente i diritti umani. Certo una soluzione va trovata, dobbiamo riconoscere che siamo fortunati a stare da questa parte della barricata ma dobbiamo pensare che tutto è mutevole e che questa sicurezza è illusoria. In altre circostanze potevamo essere noi i violenti, la feccia, i mostri  e non importa aver avuto un'educazione esemplare, una cultura e un'istruzione sopra la media, nell'animo umano è insita la malvagità e questa non guarda in faccia nessuno. Nichiren Daishonin (monaco buddista del XIII secolo) scrisse "alla domanda di dove si trovino esattamente l’Inferno ed il Budda, un sutra afferma che l’Inferno esiste sotto terra ed un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi" E questo articolo  "Io da fidanzato modello a aguzzino così sono uscito dal tunnel dello stalking" lo dimostra. Quando una persona presenta i sintomi di una malattia da una parte si corre a tamponare gli effetti, specie se  questi  sono un pericolo per la vita, dall'altra il medico saggio ricerca le cause che l'hanno provocata per evitare anche un possibile contagio. Pochi, io compresa (e devo ringraziare gli ottimi spunti che la preziosissima Monica Cristina ci offre puntualmente) sono a conoscenza del  Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze. Questa associazione lavora sulle cause, sul malessere. Ritengo fondamentale che centri del genere sorgano e siano riconosciuti e pubblicizzati in tutto il paese per evitare il catastrofico bollettino di guerra dei femminicidi e le tante violenze sulle donne comprese quelle che rimangono nelle mura domestiche. Per cambiare la società dobbiamo fare prevenzione, I Care diceva Don Milani, preoccupiamoci di far capire che le malattie si curano e che si possono prevenire gli effetti, senza vergogna perché tutti siamo fatti di luci ma anche di ombre .

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